Bando per lavoratori retribuiti con voucher, l’associazione Napoli in Sinergia: «Indegno che il sindaco critichi il Jobs Act e lo attui»

Nella foto Armando Coppola
Nella foto Armando Coppola

«Il sindaco de Magistris fin dal primo momento ha fatto una campagna serrata contro l’introduzione del Jobs Act. Lo scorso maggio il consiglio comunale ha addirittura deliberato l’adesione ai referendum abrogativi sul provvedimento del Governo. Adesso apprendiamo che lo stesso Comune utilizzerà fondi provenienti dalla Regione per creare una graduatoria con la quale assumere di volta in volta lavoratori da pagare tramite il sistema dei voucher. Questo la dice lunga sull’attitudine di questo sindaco che non fa altro che mettere in pratica il vecchio gioco di lanciare il sasso e nascondere la mano». Così Armando Coppola, presidente dell’associazione Napoli in Sinergia, che ha duramente criticato la decisione del Comune di Napoli di istituire un bando che prevede l’assunzione di lavoratori che saranno retribuiti con voucher dal valore di 10 euro lordi – 7,50 netti – e che rappresentano una netta contraddizione alla presa di posizione del sindaco de Magistris che ha più volte stigmatizzato la precarizzazione del mondo del lavoro. «Il Comune di Napoli – continua ancora Armando Coppola – tra partecipate e controllate ha circa 10.000 dipendenti. È assurdo che, a fronte di questa enorme forza lavoro poco e male utilizzata, si debba pensare di assumere altri lavoratori. I contribuenti pagano tasse elevatissime per servizi scadenti – attacca il numero uno di Napoli in Sinergia – si pensi piuttosto a rendere efficienti quelli che non sono altro che dei carrozzoni elettorali. Probabilmente – spiega Coppola – la decisione di ricorrere al sistema dei voucher è figlia della volontà di favorire i soliti amici e di creare un sistema clientelare da sfruttare per fini elettorali al momento opportuno. Nei fatti – conclude il presidente di Napoli in Sinergia – i cittadini assistono alle manovre di un sindaco che da un lato inneggia al comunismo e allo zapatismo e dall’altro contribuisce a precarizzare ancora di più il mercato del lavoro».